Credits: Tobia Marcotti, Filippo Resteghini, Lijia Sun
Diamante Urbano
BEAUTY CONTEST
Siamo stati
invitati a partecipare a un beauty contest per il restyling delle facciate di
un edificio per uffici degli anni Settanta, in un quartiere residenziale di
Milano. L’immobile occupa un lotto d’angolo e il rivestimento originale in
piastrelle di calcestruzzo è giunto a fine vita. Abbiamo scelto di non
presentare un’unica proposta, ma due strategie alternative: non due varianti
estetiche dello stesso intervento, ma due modi diversi di intendere il rapporto
tra ciò che resta e ciò che si aggiunge.
OPZIONE A — LUMITRAMA
La prima
soluzione riveste l’edificio in modo continuo e ne riscrive la percezione
complessiva. Sul cappotto intonacato installiamo un sistema di lamelle
verticali in alluminio preforato a sezione variabile, che smaterializza
l’insieme in una tessitura vibrante — la Lumitrama. La luce, cambiando
durante il giorno, cambia con essa la profondità apparente della facciata. Due
volumi in alluminio forato e vetro, i Monoluce, danno ordine a ciò che
l’edificio già aveva: quello in sommità assorbe il corpo vetrato esistente, che
da elemento residuo diventa coronamento; quello al piano primo segna
l’ingresso.
OPZIONE B — PATTERN URBANO
La seconda lavora per punti, mantenendo leggibile la matrice
esistente. Un reticolo sottile — intonaco a grana grossa, finitura rigato
marcato — coordina le finestre accoppiate, ridisegnate con imbotti metallici.
Su questo tessuto regolare emergono singolarità: strombature metalliche
bicolore, profonde un metro, con un lato in lamiera forata dorata e un vano
rivestito in legno destinato al verde. Il corpo vetrato in sommità resta qui
dichiarato, trattato come piano riflettente: dove la prima opzione assorbe, la
seconda accetta.