Progetto sviluppato per il concorso internazionale The
Antipodes – New Zealand Nature Retreat, organizzato da non-a.com, che chiedeva di
immaginare un rifugio nelle Isole Antipodi: un arcipelago vulcanico 860
chilometri a sud della Nuova Zelanda, senza infrastrutture, battuto da venti
costanti, abitato solo da pinguini e albatros. La proposta ha ricevuto
una Honourable Mention.
La domanda iniziale che ci siamo posti leggendo il bando non
era cosa costruire, ma se avesse senso costruire in un luogo simile. Da qui
l’approccio: non un esercizio retorico sulla sostenibilità, ma una risposta
architettonica a un ecosistema che non ammette errori.
CONCEPT
L’Evolvers’ Hub è uno spazio immersivo che si apre verso un
paesaggio esterno puro e intatto e, allo stesso tempo, contiene un nuovo regno
interiore. Incoraggia la contemplazione e l’ammirazione dell’ambiente, ma anche
la riflessione, la meditazione e la creatività di chi lo abita.
L’impostazione progettuale nasce da un’inversione di
prospettiva: non portare l’architettura sull’isola, ma lasciare che sia l’isola
a dettare l’architettura. L’oggetto costruito non cerca mimesi né
mimetizzazione: non si nasconde nella natura né tenta di imitarla, ma
stabilisce con essa una coesistenza dichiarata.
Un’architettura che invita a disimparare l’eccesso e a riconquistare
l’essenzialità.
PROGETTO
La forma del rifugio nasce dalle condizioni del sito —
orientamento, esposizione ai venti dominanti, morfologia del suolo — ed è
dimensionata sul clima estremo del contesto sub-antartico. L’involucro protegge
dal vento e dal freddo, mentre l’organizzazione interna disegna una pianta
radiale che ruota attorno a un cortile vetrato aperto al cielo. Quattro camere
da letto si distribuiscono lungo il perimetro, alternate agli spazi del
programma. La copertura in ETFE filtra la luce sub-antartica e tiene aperto il
dialogo con l’esterno; l’oceano resta sempre presente nella percezione degli
ambienti, mai escluso.
L’intero edificio è sollevato dal suolo. Una scelta che è
insieme tecnica — per la fragilità ecologica del sito — e culturale: un gesto
di rispetto verso Papatūānuku, la madre terra della cultura Māori.
Al centro del progetto, fisicamente e concettualmente, una
gru maestra accompagna l’intero ciclo di vita dell’edificio. In fase di
cantiere guida la costruzione e gestisce la logistica degli arrivi via mare.
Esaurita la fase costruttiva, viene riconvertita per il trasporto delle persone
e degli elementi di supporto alla vita sull’isola. Al termine della sua
funzione operativa, si trasforma infine in una meridiana che orienta gli
abitanti nel tempo. Un elemento che cambia funzione senza cambiare forma — un’architettura
che evolve con i suoi usi.
ABITARE
Il progetto ruota attorno all’esperienza di chi lo vive —
gli Evolvers. Pionieri, curiosi, attenti, animati da uno scopo:
individui dediti al progresso dell’umanità, capaci di tradurre
intenti in azioni concrete. Il rifugio è pensato per loro, e dalla loro
presenza prende ritmo.
I soggiorni sono sfalsati nel tempo: chi arriva prima
accompagna chi arriva dopo, in un passaggio di testimone continuo. È un ciclo
di vita metaforico, in cui i nuovi arrivati osservano, apprendono e
crescono accanto a chi è già presente. La rotazione delle presenze non è un
dettaglio organizzativo, ma una struttura portante del programma — al pari
delle pareti e della copertura.
Il legame con il mondo non si interrompe. Una connessione
stabile con un hub urbano a Londra permette conferenze mensili in cui chi ha
vissuto l’isola restituisce alla città le proprie emozioni, i risultati, le
sfide. Il silenzio delle Antipodi e il rumore della metropoli entrano in
conversazione, in un dispositivo culturale che mette in relazione due estremi
geografici e due modi di stare al mondo.
SOSTENIBILITÀ E COSTRUZIONE
Il sistema è interamente off-grid:
fotovoltaico integrato in copertura, micro-turbine eoliche, raccolta delle
acque piovane. La struttura è modulare e sollevata, concepita per minimizzare
l’impatto sul paesaggio protetto in ogni fase — trasporto, montaggio,
dismissione. I materiali scelti sono a basso impatto, dichiarati per ciò che
sono: nessuna mimesi, nessuna retorica sostenibile, solo coerenza tra ciò che
il luogo chiede e ciò che il progetto offre.