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Evolvers’ Hub

Landscape
Codice Progetto: 9990991
Tipologia: Landscape
Stato: Progetto
Dimensione: 300 mq
Data: 2025
ITI Team: Tobia Marcotti, Lijia Sun, Magdalena Alonso
Workflow:
  • Concept Design
  • Scan to BIM
  • Progetto Definitivo
  • Autorizzazioni
  • Progetto Esecutivo
  • Direzione Lavori
  • Consulting

Credits: Tobia Marcotti, Lijia Sun, Magdalena Alonso
SketchBook: EVOLVERS’ HUB

Evolvers’ Hub

CONCORSO

Progetto sviluppato per il concorso internazionale The Antipodes – New Zealand Nature Retreat, organizzato da non-a.com, che chiedeva di immaginare un rifugio nelle Isole Antipodi: un arcipelago vulcanico 860 chilometri a sud della Nuova Zelanda, senza infrastrutture, battuto da venti costanti, abitato solo da pinguini e albatros. La proposta ha ricevuto una Honourable Mention.

La domanda iniziale che ci siamo posti leggendo il bando non era cosa costruire, ma se avesse senso costruire in un luogo simile. Da qui l’approccio: non un esercizio retorico sulla sostenibilità, ma una risposta architettonica a un ecosistema che non ammette errori.

CONCEPT

L’Evolvers’ Hub è uno spazio immersivo che si apre verso un paesaggio esterno puro e intatto e, allo stesso tempo, contiene un nuovo regno interiore. Incoraggia la contemplazione e l’ammirazione dell’ambiente, ma anche la riflessione, la meditazione e la creatività di chi lo abita.

L’impostazione progettuale nasce da un’inversione di prospettiva: non portare l’architettura sull’isola, ma lasciare che sia l’isola a dettare l’architettura. L’oggetto costruito non cerca mimesi né mimetizzazione: non si nasconde nella natura né tenta di imitarla, ma stabilisce con essa una coesistenza dichiarata. Un’architettura che invita a disimparare l’eccesso e a riconquistare l’essenzialità.

PROGETTO

La forma del rifugio nasce dalle condizioni del sito — orientamento, esposizione ai venti dominanti, morfologia del suolo — ed è dimensionata sul clima estremo del contesto sub-antartico. L’involucro protegge dal vento e dal freddo, mentre l’organizzazione interna disegna una pianta radiale che ruota attorno a un cortile vetrato aperto al cielo. Quattro camere da letto si distribuiscono lungo il perimetro, alternate agli spazi del programma. La copertura in ETFE filtra la luce sub-antartica e tiene aperto il dialogo con l’esterno; l’oceano resta sempre presente nella percezione degli ambienti, mai escluso.

L’intero edificio è sollevato dal suolo. Una scelta che è insieme tecnica — per la fragilità ecologica del sito — e culturale: un gesto di rispetto verso Papatūānuku, la madre terra della cultura Māori.

Al centro del progetto, fisicamente e concettualmente, una gru maestra accompagna l’intero ciclo di vita dell’edificio. In fase di cantiere guida la costruzione e gestisce la logistica degli arrivi via mare. Esaurita la fase costruttiva, viene riconvertita per il trasporto delle persone e degli elementi di supporto alla vita sull’isola. Al termine della sua funzione operativa, si trasforma infine in una meridiana che orienta gli abitanti nel tempo. Un elemento che cambia funzione senza cambiare forma — un’architettura che evolve con i suoi usi.

ABITARE

Il progetto ruota attorno all’esperienza di chi lo vive — gli Evolvers. Pionieri, curiosi, attenti, animati da uno scopo: individui dediti al progresso dell’umanità, capaci di tradurre intenti in azioni concrete. Il rifugio è pensato per loro, e dalla loro presenza prende ritmo.

I soggiorni sono sfalsati nel tempo: chi arriva prima accompagna chi arriva dopo, in un passaggio di testimone continuo. È un ciclo di vita metaforico, in cui i nuovi arrivati osservano, apprendono e crescono accanto a chi è già presente. La rotazione delle presenze non è un dettaglio organizzativo, ma una struttura portante del programma — al pari delle pareti e della copertura.

Il legame con il mondo non si interrompe. Una connessione stabile con un hub urbano a Londra permette conferenze mensili in cui chi ha vissuto l’isola restituisce alla città le proprie emozioni, i risultati, le sfide. Il silenzio delle Antipodi e il rumore della metropoli entrano in conversazione, in un dispositivo culturale che mette in relazione due estremi geografici e due modi di stare al mondo.

SOSTENIBILITÀ E COSTRUZIONE

Il sistema è interamente off-grid: fotovoltaico integrato in copertura, micro-turbine eoliche, raccolta delle acque piovane. La struttura è modulare e sollevata, concepita per minimizzare l’impatto sul paesaggio protetto in ogni fase — trasporto, montaggio, dismissione. I materiali scelti sono a basso impatto, dichiarati per ciò che sono: nessuna mimesi, nessuna retorica sostenibile, solo coerenza tra ciò che il luogo chiede e ciò che il progetto offre.

Qui l’architettura non anestetizza: risveglia. Non isola dal mondo: riconcilia con esso. Diventa una guida al vivere bene, in equilibrio e armonia con il pianeta.