È la domanda da cui tutto è iniziato. Il progetto nasce dal
concorso europeo Sleeping Beauty, che riattiva luoghi dimenticati
secondo i valori del New European Bauhaus (bellezza, sostenibilità,
inclusione), e ci ha chiesto di immaginare un parco capace di far stare meglio
chi lo attraversa. La natura non come contorno, ma come strumento di cura: per
rallentare il passo, alleggerire la mente, respirare.
La Certosa di Collegno
Siamo alle porte di Torino, nei quaranta ettari di verde
della Certosa di Collegno, prima monastero e poi ospedale psichiatrico. Abbiamo
cominciato osservando ciò che esiste e chi lo abita, e ci siamo posti una
seconda domanda, più difficile della prima: se un parco può migliorare la
salute, come lo dimostriamo?
La foresta come fonte di benessere
Tutti sentiamo che gli alberi ci fanno bene. Pochi sanno che
questo beneficio si può misurare, e quindi va progettato. Abbiamo lavorato con
Vittorio Ingegnoli, biologo e architetto che da anni studia come il verde
influisce sulla salute attraverso la bionomia, la disciplina che quantifica lo
scambio tra massa vegetale e benessere e stabilisce quali debbano essere la
qualità e la quantità del verde perché avvenga.
Da qui il principio del progetto: la foresta come fonte di
benessere. Alberi maturi, specie autoctone, grandi masse vegetali lasciate
crescere libere. Il nuovo bosco è il cuore del parco e tutto il resto si
dispone attorno a esso. E non è un bosco qualsiasi: è il Querco-Carpinetum, la
foresta di querce e carpini che un tempo copriva questa pianura ed è andata
perduta.
La struttura si ispira alle otto dimensioni sensoriali
dell’Health Forest Octovia di Copenaghen. Nell’area di progetto ne
applichiamo tre, lasciando le altre cinque alle aree laterali del parco; un
cammino le collega, guidando il visitatore dagli spazi più attivi a quelli più
raccolti e silenziosi.
Le tre dimensioni sensoriali sviluppate
Natura selvaggia. Un bosco di 3.500 m² con 250 nuovi
alberi, nella densità che una vera riforestazione richiede, disposti secondo
l’angolo aureo di 137,5°: la regola con cui una pianta dispone le foglie,
portata alla scala di un bosco. Nessun albero è allineato con un altro e le
spirali emergono spontaneamente, come una foglia che si apre. È l’Unfurling
Forest. Si cammina verso l’interno e la città scompare: il suolo si modella in
due collinette di terra di scavo, una passerella di legno rialzata attraversa
l’ecosistema senza interromperlo e l’aria si riempie dei monoterpeni rilasciati
dalle chiome, le sostanze volatili che aiutano il corpo a rilassarsi. La forma
del bosco è anche la sua dose.
Rifugio. Al centro la spirale si apre in due radure,
dove la passerella si solleva e crea luoghi di sosta e contemplazione scolpiti
tra alberi e arbusti. La stessa spirale raccoglie un anello di ginkgo e disegna
una radura accogliente davanti alla biblioteca, dove il bosco incontra la vita
del parco.
Ricca di specie. L’ultima stanza: arbusti, piante
aromatiche, piccoli animali e insetti creano un ambiente sensoriale e profumato
attorno a uno stagno, che riempie la conca al termine del percorso.
Un parco che cresce nel tempo
Il progetto procede per fasi, perché un bosco non nasce
in un giorno e perché un’idea ambiziosa deve stare dentro un budget. Ogni fase
è un parco già completo, che la successiva arricchisce.