Il recupero integrale di
un edificio direzionale: struttura portante messa a nudo dal primo piano in su
e ricostruita con nuova pelle, nuovi impianti, nuovi interni, mentre il piano
terra restava in esercizio per tutta la durata dei lavori.
Un edificio per uffici dei
primi anni Settanta: volume semplice, sei piani fuori terra, due corpi
ascensore leggibili nella geometria d’insieme e, al primo piano, una balconata
coperta che gira attorno al fabbricato. La facciata era già mossa da sfalsamenti
e aggetti diversi a ogni livello: il tema era darle una fisionomia nuova senza
azzerare quel movimento.
Il concept è di Barreca
& La Varra, studio scelto di comune accordo dalla proprietà e dal futuro
conduttore. ITISTUDIO lo ha raccolto al termine della fase preliminare e
portato fino alla consegna: due diligence, progettazione definitiva ed
esecutiva, pratiche edilizie, direzione lavori.
Dal concept al costruibile
La due diligence ha dato
alla proprietà un quadro chiaro delle questioni aperte prima di aprire il
cantiere; la verifica normativa ha stabilito cosa fosse davvero realizzabile:
l’ampliamento al primo piano, la chiusura dei corpi scala per trasformare uno
spazio esterno in un vuoto architettonico, la regolarizzazione della facciata
sul fronte d’ingresso.
Altri nodi ITISTUDIO li ha
risolti in corso d’opera, insieme ai progettisti: i nuovi corpi ascensore, il
collegamento con i piani interrati, il parapetto della scala interna — una
fascia continua che nasconde le alzate. L’atrio, chiuso da un velario, non
aveva luce né una direzione; parlandone con Gianandrea Barreca è nata l’idea
più semplice, aprire il tetto. Oggi un lucernario porta luce naturale nel cuore
dell’edificio.
Un cantiere attorno a un
inquilino
Il piano terra ospita una
banca, rimasta operativa per l’intera durata dei lavori: attorno a questo
vincolo è nata la strategia di cantiere. Gli ascensori, pur mantenendo la
posizione originaria, sono stati demoliti e ricostruiti dall’esterno, dove sono
stati portati anche gli impianti; interrati e piani alti risultano così
collegati senza mai attraversare il piano terra, che conserva un accesso
indipendente.
Sopra, dalla struttura
nuda: consolidamento di pilastri e travi, protezione al fuoco dei solai, nuova
carpenteria sul perimetro. Su interpiani di tre metri, controsoffitto e
pavimento sopraelevato mantenendo 2,70 m di altezza utile, con un lavoro
accurato sull’acustica.
La facciata
Una trama di archetti su
colonnine — citazione dello Spedale degli Innocenti — rimette in ordine il
movimento esistente, che resta leggibile dentro la nuova ossatura: un
riferimento che radica l’edificio nel suo luogo con uno sguardo nuovo.
Realizzata da Green Style su un sistema a montanti e traversi in alluminio, ha
richiesto un mockup in scala ridotta per verificare ogni nodo prima della
produzione: archetti continui, giunti sottilissimi, viti nascoste, elementi
complanari in tinta e, soprattutto, la tenuta all’acqua di una facciata che
avanza e arretra a ogni piano.
Il progetto è stato
sviluppato interamente in BIM, su un rilievo laser scan eseguito prima e dopo
lo strip out: piani identici e facciate sempre diverse, un edificio
apparentemente semplice e geometricamente tutt’altro che banale. Sulla stessa
base sono stati disegnati i costruttivi delle carpenterie, prefabbricate fuori
opera e montate senza sorprese.
Lo stesso modello ha
accompagnato la direzione lavori fino alla consegna: le interferenze fra
strutture, impianti e finiture sono emerse a schermo, mesi prima di presentarsi
in cantiere. E in cantiere ogni difformità è tornata sul tavolo con una
proposta di soluzione, condivisa con i progettisti prima di procedere.
È nel passaggio da un
tavolo all’altro che un progetto rischia di perdere qualcosa. Con gli uffici di
Pantin non è successo, grazie all’intesa e al lavoro condiviso dei due studi:
un esito che la stampa di settore ha raccontato in più occasioni e che il Premio
Toscana Architettura ha riconosciuto nella categoria Ristrutturazioni.